sabato 24 giugno 2017

Tra tradizioni e artigianato: il mazzetto di San Giovanni

Avete mai sentito parlare della notte magica di San Giovanni?
Nella nostra regione è una tradizione che ancora molti hanno a cuore e che viene tutt'ora rispettata in  alcune aree della Carnia e nella Valli tra il Torre e il Natisone.
Tra i molti riti che vengono svolti in questa nottata, io voglio parlarvi del mazzetto di San Giovanni .

il mio mazzetto di San Giovanni 

Tradizione vuole che nella notte del 23 giugno , la notte più breve dell'anno,vengano raccolte le erbe propiziatorie che formeranno il mazzetto. Durante la notte questo dev'essere lasciato all'aria aperta così potrà essere bagnato dalla rugiada che lo renderà magico. 
Le erbe che non possono mancare nel mazzetto sono: iperico, salvia, menta, rosmarino, artemisia, lavanda e barba di capra. Queste assumono proprietà curative e propiziatorie e una volta passata la notte potranno essere essiccate e appese all'uscio di casa a garanzia di un buon anno e conservato fino al giugno successivo.




Tra gli altri usi popolari legati a questa giornata ci sono i Fuochi si San Giovanni una ritualità celtica legata al sacro fuoco, durante le quali grandi falò vengono accesi da contadini nei campi per augurarsi dei buoni raccolti.
Un'altra credenza secolare è che in questa fase dell'anno le streghe fossero solite darsi appuntamento tra la notte tra il 23 e il 24 giugno attorno ad un albero di noce, e con i frutti di questi alberi, colti ancora verdi e bagnati dalla rugiada nella notte di San Giovanni si preparava il nocino, liquore considerato terapeutico.


Lavanda propiziatoria - mazzetti e coroncine  da il Fiorificio di Trieste

Per l'occasione i commercianti di Largo del Pecile, a Udine hanno organizzato anche quest'anno una giornata evento per tramandare questa tradizione, coinvolgendo le varie attività commerciali della zona e alcuni artigiani regionali con i loro banchetti di prodotti rigorosamente handmade.


le Furlane de Lis Furlanis

il magico mondo delle ceramiche di  Tramai

la torta salata con le erbe di San Giovanni de L'alimentare

I bellissimi kokedama di Maria Grazia Barbierato e le pillole di giardino di Antonio Stampanato

A completare il tutto la possibilità di comporre il proprio mazzetto con la consulenza  di persone esperte in grado di spiegare le proprietà delle erbe e la credenza  che gli  ruota attorno.
Io il mio lo preso da Il giardino commestibile e per non farmi mancare nulla, non ho potuto resistere alla bontà della torta salata con le erbe magiche de L' alimentare ( di cui vi parlerò presto).

Le custodie porta libri di book à porter









lunedì 27 febbraio 2017

Pust: il carnevale della Val Resia


La Val Resia è una valle magica, una valle alle porte delle Prealpi Giulie e chiuso a Est dal massiccio del monte Canin.
Questo suo isolamento ha fatto si che la popolazione di ceppo slavo che qui è arrivata a seguito dei Longobardi  abbia mantenuto vive alcune caratteristiche e tradizioni uniche .
Caratteristica è  la lingua parlata, una lingua dì matrice paleo-slava incomprensibile al di fuori della valle e come importanti sono i riti di grande interesse come il Carnevale - il Pust - e il ballo tipico resiano dalla melodia ipnotica.





Le figure principali del Carnevale resiano sono le Lipe bile maskire, le belle maschere bianche, vestite di bianco, agghindate da nastri colorati e copiosi copricapi decorati con fiori di carta crespa a simboleggiare la primavera. 
Accanto a loro i Babaci, le maschere brutte, vestite con abiti vecchi e stracci.
Il carnevale vuole simboleggiare il passaggio dall'inverno alla primavera, si balla per scacciare il periodo freddo e buio e per dare il benvenuto alla nuova stagione.
E per festeggiare si balla accompagnati dalla musica tipica resiana, una melodia che coinvolge.
Il  ballo ha un ritmo frenetico e incalzante dove i ballerini danzano senza mai toccarsi, girando su se stessi e scambiandosi di posto con il proprio ballerino fino al cambio di tonalità quando tutti battono energeticamente il piede a terra.




Un'altra caratteristica del Pust è la musica anch'essa di origini arcaiche.
Gli strumenti principali sono due : il violino ( cïtira ) e il violoncello ( bünkula) modifica rispetto agli strumenti tradizionali. C'è un terzo strumento, fondamentale per assicurare il ritmo ed è il battito del piede, ogni venti battiti si cambia piede ( così mi ha spiegato una gentile signora del posto ).
Non c'è uno spartito, i musicisti imparano a suonare ad orecchio e il più delle volte improvvisano.



Ovviamente come tutti i carnevali che si rispettano non sono mancati i classici travestimenti che hanno coinvolto adulti e bambini e le melodie resiane hanno coinvolto tutti nel ballo.
Il Carnevale però non è ancora finito e mercoledì 1° marzo culminerà con il funerale del Babac, un fantoccio che simboleggia il carnevale.

lunedì 6 febbraio 2017

Grado tra mosaici e mare d'inverno


Una cosa che mi è sempre piaciuta è il mare d'inverno.
Sarà per il silenzio, i colori ma questa è, a mio parere la stagione dove il mare dà il meglio di se.
Questa volta ha vinto Grado, l'isola d'oro, con la sua spiaggia e quell'atmosfera retrò che la caratterizza.




Grado e la sua laguna sono una realtà paesaggistica unica, considerata la più bella del Mediterraneo grazie alla sua estensione ( ben 12 mila ettari ) . un intrico di canali e isolette lagunari qui chiamate mote.
Un luogo senza tempo, dove regna il vento l'acqua e il silenzio. Un ecosistema unico perfettamente conservato grazie alla creazione di due grandi riserve naturali.
Ma non solo.
Grado è sempre stato un punto d'approdo : qui arrivarono Giulio Cesare e  Attila.  Nel tempo fu sede del patriarcato di Venezia e in tempi più moderni salotto della borghesia asburgica che qui passava l'estate tra le terme e le spiagge .





Tutto questo via vai di popolazioni diverse ha lasciato nella città di Grado moltissime testimonianze architettoniche e la rende un luogo ricco di cultura.
Le più importanti testimonianze giunte fino a noi sono la Basilica di Sant'Eufemia con il Battistero e la più piccola Basilica di Santa Maria delle Grazie.
Due chiese uniche, con mosaici pavimentali tra i più belli e ben conservati d'Italia.
Nella Basilica di sant'Eufemia i mosaici coprono una superficie di 700mq  con pattern floreali, geometrici, scene di caccia e pesca, simbologie cristiane e testi in latino. Qui camminando lungo la chiesa si possono notare dettagli architettonici di diverse epoche storiche. all'esterno si trova il battistero contenente una fonte battesimale in marmo.
Accanto a Sant Eufemia c'è la basilica di santa Maria delle Grazie dalle dimensioni molto più piccole; qui troverete altri mosaici disposti su due livelli.





Grado ha mille sfaccettature, può accontentare le richieste di qualsiasi tipo di clientela. ci sono i migliori ristoranti di pesce della regione, le terme per chi vuole rilassarsi e un sacco di cose da vedere. 
immancabile, a mio parere, una passeggiata lungo il Lungomare Nazario Sauro. Qui allora del tramonto lo spettacolo è unico e se siete fortunati potrete vedere anche il Carso e la costiera triestina.








giovedì 19 gennaio 2017

Poffabro, il borgo dei presepi


Eccomi!
Finalmente sono tornata a parlarvi dei fantastici luoghi che mi circondano e proprio per iniziare  bene l'anno ho deciso di portarvi con me a Poffabro, uno dei più bei borghi della nostra regione, nonché membro dei borghi più belli d'Italia.





Questa piccolo gioiello architettonico si trova nella Val Colvera, a 40km da Pordenone.
Alle sue spalle, il Monte Raut innevato fa da cornice perfetta al paese che ormai da anni in questo periodo organizza l'evento " Poffabro: presepe tra i presepi".
In cosa consiste? Beh diciamo che il borgo con le sue case di pietra, i cortili e i porticati ben si appresta ad accogliere una miriade di presepi costruiti in maniera artigianale dagli abitanti e da volontari.
Durante la manifestazione che si svolge da metà dicembre a metà gennaio, c'è la possibilità di fare anche dell'ottimo shopping enogastronomico e artigianale grazie a delle piccole botteghe che vendono  prodotti tipici della zona.







Un vero e proprio museo a cielo aperto.
E' questo il bello del borgo: l'umile realtà di pilastri , scale, ballatoi e archi in sasso che creano un armonia perfetta con la natura circostante e che danno un senso di intimità e raccoglimento nelle corti chiusi su se stesse.
Un architettura che prevede case in pietra di pianta cinquecentesca a più piani con diverse funzionalità, addossate l'una all'altra con stupendi cortiletti interni e ballatoi di legno.
L'originalità sta proprio in questo, nella bellezza delle case povere e rustiche. 
Ed è proprio questa caratteristica che l'è valso il titolo di borgo più bello d'Italia.











Bjana: gli spumanti del Brda

Magari non lo sapere ma ho una leggera passione per la Slovenia , i suoi paesaggi e i suoi vini. Ed è proprio in una delle tante e...